Scritti e pensieri di Fabio Polese

“Non lasciarsi andare, oggi è alla base. In questa società sbandata si deve essere capaci del lusso di avere carattere.” Julius Evola
venerdì, 23 ottobre 2009

Un film dal sapore nobile.



Il vecchio Walt Kowalsky - Clint Eastwood - è un maledetto yankee che non sopporta i soprusi dei giovani e soprattutto i soprusi delle bande afro-asiatiche che dilagano nel suo quartiere, il Midwest. E’ rimasto fedele a sole due cose: i vecchi valori con i quali è cresciuto e la sua macchina che conserva con vanto come un preziosissimo gioiello: una Gran Torino.

Walt ha fatto la guerra in Corea e fuori dalla sua abitazione, nell’ingresso, sventola fiera una bandiera americana. Anche nel giorno triste della morte della moglie, Walt mostra la sua intolleranza prima verso i propri familiari, figli e nipoti, che considera ormai gente senza etica e morale, e poi verso una famiglia di asiatici - che lui stesso definisce ‘mangia riso’ - suoi nuovi vicini di casa insieme a tantissimi altri immigrati.

Walt, pur non comprendendo i modi di questa famiglia - anzi ne è infastidito - vedrà comunque in loro, ­emigrati dal Vietnam, gente ancora legata alle proprie Tradizioni ed origini, che non si vuole massificare alla società americana e che, al contrario, continua a praticare usi e costumi della propria terra, e tutto ciò, finirà per apprezzarlo. Infatti, quando vede queste bande di afro-asiatici minacciare l’incolumità della famiglia vietnamita, Walt non si tira indietro e interviene in difesa del piccolo Thao e di sua sorella. Nascerà così una complicità, una sorta di affetto paterno sostitutivo che lo porterà addirittura a morire per i ‘musi gialli’. Li preferirà anche nel testamento a discapito dei propri figli e dei propri nipoti.

Il film dunque offre spunti interessanti sulla ‘società multietnica’ e sui frutti amari della cosiddetta ‘integrazione’, qui rappresentati dalle bande di giovani asiatici, culturalmente ‘americanizzati’ e dunque teoricamente integrati, che imperversano nel quartiere, contrapposti a chi, nella visione di Walt, tenta di rimanere fedele alle proprie Tradizioni. Questo film ha aspetti quindi avvincenti e non banali circa l'impossibilità di integrazione fra culture tanto differenti da un lato, e l'importanza dei ‘valori tradizionali’ dall'altro.

Fabio Polese, pubblicato su VECCHIA SCUOLA Novembre/Dicembre 2009
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domenica, 18 ottobre 2009

LA TESSERA DEL TIFOSO E LE BANCHE.

Quando si parla della Tessera del Tifoso, si è sempre pensato che questa equivalga solamente ad una tessera di fidelizzazione del tifoso alla propria società calcistica e che lo stesso sostenitore, da essa, possa tranne innumerevoli vantaggi. Non è esattamente così, la Tessera del Tifoso è un altro strumento di controllo e di marketing a guadagno soprattutto degli istituti finanziari di maggiore importanza, come se, gli assurdi aiuti dello Stato alle banche, a discapito di piccole e medie imprese, non fossero già troppo. Il meccanismo è semplice e basta soffermarci su dei piccoli particolari per capire come gli istituti di credito possano trarne vantaggio. La Tessera del Tifoso, per quasi tutte le società calcistiche, ha un costo pari a dieci euro, nulla di strano se questa tessera fosse una semplice affiliazione al proprio club, peccato che, con la Tessera del Tifoso, si accetta, silenziosamente, una vera e propria carta di credito ricaricabile con annesso codice IBAN - International Bank Account Number – che costringerà il tifoso affiliato a degli innumerevoli movimenti bancari per l’acquisto dei tagliandi di ingresso alle partite e, inevitabilmente, verranno fatti sconti e agevolazioni sul materiale dei club per stuzzicare ancora di più il tifoso, diventato ormai cliente, ad usarla. Non a caso, nel sito dell’Osservatorio Nazionale delle Manifestazioni Sportive, sotto la dicitura ‘a cosa si ha diritto’ viene riportato: “E’ favorita la concessione di facilitazioni, privilegi e/o benefici da parte delle società (accumulo di punti, diritto di prelazione per l’acquisto di biglietti, convenzioni con altre società private come Ferrovie dello Stato, Autogrill, sponsor, ecc.). E ancora, ma questa volta sul sito della Lega Pro - ex serie C – per incentivare l’affiliazione si legge: “Ottenere una carta di pagamento ricaricabile Visa con un proprio IBAN (...) consente di (...) trasferire in real time denaro da una carta all'altra (card to card) (...) Maggiori servizi e benefici concreti: premi, merchandising, biglietti, convenzioni (...) La tessera rappresenta un borsellino elettronico che consente di fare operazioni di varia natura, acquisti online, prelevare contanti, trasferire denaro, ricaricare il telefonino”. Ci troveremo dunque davanti a centinaia di migliaia di movimenti a guadagno di società – banche comprese -, che nulla hanno a che vedere con il calcio e, come se questo non bastasse, enti terzi, avranno migliaia di dati di potenziali clienti a cui potranno offrire i propri servizi. Basta fare due ricerche, anche su internet, e si scopre che Giancarlo Abete, presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, favorevole alla Tessera del Tifoso è il fratello di Luigi Abete, vicepresidente dell'Associazione Bancaria Italiana e presidente della banca romana BNL… Ma questa è un’altra storia! Nell’era della sicurezza gridata a gran voce e voluta ad ogni costo, tutto questo accade nel silenzio più totale dei mass media italiani che indicano come la tessera sia solamente un gran beneficio per il tifoso. Possiamo essere Uomini o continuare ad essere manichini di una società del consumo, sta a noi scegliere.

Articolo di Fabio Polese, Free Press Perugia 17 Ottobre 2009
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martedì, 06 ottobre 2009

Libera stampa e Giornalismo partecipativo nella realtĂ  locale. [Recensione]



L'incontro-dibattito organizzato dalla Associazione Culturale Tyr Perugia, dal titolo "Libera stampa e Giornalismo partecipativo nella realtà locale", ha inizio nella sala Santa Chiara di via Tornetta, a Perugia, nel pomeriggio di sabato 3 ottobre quando ancora è in corso la manifestazione sindacale romana sulla "Libertà di stampa". Ad introdurre è Fabio Polese, vicepresidente della Associazione Tyr, che espone i temi che si andranno a trattare e presenta i relatori. Prende la parola Ettore Bertolini, giornalista perugino e direttore responsabile di una piccola ma dinamica e molto attiva testata giornalistica on line: Tifogrifo (www.tifogrifo.com). L'intervento si snoda attraverso una accurata disamina dello stato dell'informazione e i pericoli che corre la libertà della stessa, sottolineando i tentativi dei sistemi di potere di regolamentare le fonti di informazione anche con dei veri e propri bavagli, come ad esempio la proposta di legge Prodi-Levi. A seguire l'intervento di Leonardo Varasano, apprezzato opinionista de "Il Giornale dell'Umbria", collaboratore de "Il Secolo d'Italia" ed altre testate, nonché Consigliere Comunale a Perugia. L'articolato intervento prende le mosse da ciò che ritiene debba intendersi per "libertà di stampa" puntualizzando subito che la stessa non può equivalere a "libertà di sproloquio"; procede con l'esame dei rapporti fra stampa e potere analizzando l'esperienza della testata "La Voce" di Giuseppe Prezzolini, attiva dal 1908 al 1916, citandola come esempio di informazione, oltre che di gran qualità, libera e "antisistema". Infine l'intervento di Maurizio Vignaroli, direttore della testata "Perugia Free Press", attiva anche in rete, il quale punta l'obiettivo sulle esperienze delle testate "freepress", le modalità di sviluppo del giornalismo partecipativo e prende in esame le difficoltà incontrate dai giovani che intendono intraprendere l'attività giornalistica, con iter lunghi, complessi e a pagamento per accedere alla qualifica di pubblicista. Temi quindi di sicuro interesse, con interventi di spessore da parte dei relatori, al termine dei quali, un pubblico variegato ed attento, ha animato un dibattito nel corso del quale si sono ampliati e approfonditi gli argomenti trattati.

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mercoledì, 30 settembre 2009

COMUNICATO STAMPA 30-09-09

LIBERA STAMPA E GIORNALISMO PARTECIPATIVO NELLA REALTA’ LOCALE

Ad oggi la circolazione delle notizie, sui grandi media, è subordinata alla volontà dei "sistemi" che gestiscono i media stessi, cioè a ciò che ritengono giusto farci sapere o al contrario sottacere. Negli ultimi anni, però, grazie ad internet e alla diffusione di testate - on line e non - libere e non preconfezionate, la comunicazione e il metodo di diffusione e fruizione delle notizine si sta lentamente ma radicalmente rivoluzionando. Analizzare i fatti cercando un sempre maggior numero di fonti attendibili è ora possibile. Lo sviluppo del giornalismo partecipativo sta a dimostrare che una sempre più grande fetta dei lettori non vuole fermarsi più alla sommaria assimilazione passiva delle notizie, ma vuole approfondirne le fonti, integrarle e, talvolta, denunciarne le manipolazioni. Per parlarne e confrontarci su questo esteso e interessante argomento, il giorno 3 Ottobre 2009 alle ore 17.00 presso la sala S. Chiara in via Tornetta, 7 - Porta S. Susanna - l’Associazione Culturale Tyr Perugia organizza l’incontro sul tema: “Libera stampa e giornalismo partecipativo nella realtà locale”. Parteciperanno Ettore Bertolini, giornalista e direttore della testata on-line Tifogrifo.com, Maurizio Vignaroli, giornalista e direttore di Perugia Free Press, Leonardo Varasano, giornalista, collaboratore de Il Giornale dell’Umbria e Consigliere Comunale. Convinti che una diversa e libera informazione sia possibile ed auspicabile, invitiamo tutti i cittadini e gli organi di stampa a partecipare.

Per informazioni e contatti: controventopg@libero.it – 346.8872982

Associazione Culturale Tyr Perugia
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lunedì, 21 settembre 2009

Perché bisogna dire No alla Tessera del tifoso.



Tre foto, una fotocopia del documento di identità, una fotocopia del codice fiscale, la compilazione di un piccolo modulo e il benestare della questura. Il costo, per alcune società sarà gratuito e per altre invece, potrà arrivare ad una cifra intorno ai 10,00 €. Con questi pochi passi si ottiene la tanto decantata tessera del tifoso. Secondo l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive la tessera del tifoso è “uno strumento di fidelizzazione adottato dalla società di calcio che prevede verifiche della Questura attraverso una procedura standard diramata a livello nazionale con apposita direttiva ministeriale. Il progetto lanciato dall'Osservatorio si pone l’obiettivo di creare la categoria dei tifosi ufficiali” e ancora “la tessera, rilasciata dalla società sportiva previo nulla osta della Questura competente che comunica l’eventuale presenza di motivi ostativi (Daspo in corso e condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni), fidelizza il rapporto tra tifoso e società stessa”. Sempre secondo l’Osservatorio questa tessera ha diritto a vari benefici tra cui l’agevolazione per l’acquisto di tagliandi per eventuali restrizioni su un determinato incontro di calcio e ha innumerevoli guadagni in campo di sicurezza perché costituirebbe una categoria di spettatori ufficiali. Di fatto verrebbero costituiti spettatori di serie a e spettatori di serie b. Dal primo Gennaio 2010 sarà obbligatoria per chiunque vorrà andare in trasferta e seguire la propria squadra nel settore ospiti, più avanti, sicuramente, sarà obbligatoria anche nelle partite casalinghe a discapito, soprattutto, delle famiglie che saltuariamente vorranno andare allo stadio. Se è vero che abitiamo in una Repubblica democratica è altrettanto vero che il fenomeno Ultras fa legge a se. Chi è sottoposto a D.A.Spo. - Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive – ogni qualvolta la propria squadra è chiamata a giocare in un impegno ufficiale è obbligato a presentarsi in questura per la firma – l’obbligo di presentazione all’ufficio di Polizia è quasi sempre accompagnato alla diffida -. Inoltre, con le ultime norme in materia di violenza negli stadi, e soprattutto, con la messa in atto del biglietto nominativo, chi è diffidato è già impossibilitato all’acquisto del ticket. Il D.A.Spo viene rilasciato dal Questore con varie durate annue e viene emesso non necessariamente dopo una condanna penale. La Corte Costituzionale nella sentenza 512 del 2002 inquadra la misura della diffida come preventiva e che, dunque, può essere emessa prima dell’esito di un processo e poi revocata in caso di estraneità ai fatti. Il punto è proprio questo, oggi, lo sappiamo bene tutti, i processi hanno lunghissima durata e pertanto è quasi scontato che chi verrà sottoposto a D.A.Spo, anche se poi ne risulterà completamente scagionato dalla sentenza, avrà già pagato senza commettere nulla. Tornando ad un altro punto saliente della tessera del tifoso è impossibile non notare che, chi ha già scontato il proprio debito con la giustizia per i reati che ha commesso negli ultimi cinque anni, non potrà farne richiesta. Gli errori si possono fare – d’altronde siamo umani – e, al contrario di molte altre situazioni della società odierna basata solo sul consumo e sullo sfruttamento del prossimo, qualcuno che li ha già pagati, deve continuare a pagare. La tessera del tifoso, inoltre, non a caso, sarà valida come una carta di credito ricaricabile con annesso codice IBAN - International Bank Account Number -, di modo che, anche gli istituti bancari di maggiore importanza, potranno trarne il loro vantaggio. Solo per fare un esempio, perché l’argomento è molto esteso e ci vorrebbe un articolo solo per analizzare questo punto, Intesa SanPaolo, l’istituto bancario al quale si è appoggiato il Milan calcio, ha già rilasciato più di centomila - 100.000! – tessere, basta fare due calcoli e il gioco è fatto! In ultimo, ma non per importanza, c’è un altro aspetto da analizzare, la tessera del tifoso mette obbligatoriamente i dati di chi la richiede a disposizione di un ente terzo, un ente che, è chiaro, non ha nulla a che fare con il calcio e questi dati potrebbero essere liberamente usati per altri fini, quali, ad esempio, il marketing o le promozioni più variegate. I temibili ultras, ancora una volta, hanno iniziato la protesta nelle strade e negli stadi, sarebbe bello che, anche la massa silenziosa del popolo, provi a farsi sentire.

Articolo di Fabio Polese, uscito su Rinascita 26-27 Settembre 2009
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sabato, 19 settembre 2009

LA MONTAGNA NON TRADISCE.


Le attrezzature più tecnologiche non bastano per affrontare la natura e la solitudine delle immense pareti rocciose.


In questa estate caldissima giornali e telegiornali hanno parlato, in continuazione, delle vittime della montagna: circa una quarantina. Vittime per lo più costituite da inesperti della montagna, alpinisti della domenica, persone che credono che avere l’attrezzatura più tecnologica possa bastare per affrontare la natura e la solitudine delle immense pareti rocciose. Da una parte, è vero, la montagna sta cambiando, il ritiro dei ghiacciai sta lentamente modificando il volto alle catene rocciose. Molte vie alpinistiche sono irriconoscibili, letteralmente trasformate. Ma dall’altra, tanti interventi fatti dal soccorso alpino avrebbero potuto essere evitati se fossero state seguite le principali regole di sicurezza.


La montagna non va certo presa alla leggera, lo sapeva bene Cristina Castagna, 31 anni, tra le più promettenti alpiniste italiane che questa estate è morta precipitando per decine di metri sul Broad Peak, noto come K3, montagna di oltre ottomila metri nella catena del Karakorum in Pakistan. «Se mi succederà qualcosa lasciatemi dove la montagna mi ha chiamato a sé», queste le sue ultime parole, scritte in un foglio di carta lasciato a casa prima della partenza. Parole che lasciano emozioni enormi per chi conosce e ama la montagna e al contrario parole forti, troppo forti, per chi la ignora.


Chi vi scrive è un amante della montagna, perché poche cose possono regalare impressioni potenti e durature quanto l’incontro con le vette. L’ascensione alla vetta non è solamente una prova fisica, ma soprattutto una prova spirituale e mentale. Il raggiungimento di un qualcosa che ci si è prefissati è sempre qualcosa di magico.  


«Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, la commozione di sentirsi buoni e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. Tutto questo perché siamo più vicini al cielo», così Emilio Comici, uno dei massimi esponenti dell’alpinismo italiano tra gli anni trenta e quaranta insieme a Cassin e Carlesso, nel suo libro ‘Alpinismo eroico’, sintetizzava quello che la montagna può trasmetterci. Non a caso, sin dall’antichità, la montagna era stata scelta dall’uomo come sede di nature divine e di eroi, axis mundi.


Articolo di Fabio Polese, uscito su Perugia Free Press 19 Settembre  - 19 Ottobre 2009

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categorie: opinioni, montagna
martedì, 15 settembre 2009

Libera stampa e giornalismo partecipativo nella realtĂ  locale.



Il giorno 3 Ottobre 2009 alle ore 17.00 presso la sala S. Chiara
in via Tornetta, 7 - Porta S. Susanna - l’Associazione Culturale Tyr Perugia organizza l’incontro sul tema: “Libera stampa e giornalismo partecipativo nella realtà locale”. Parteciperanno Ettore Bertolini, giornalista e direttore della testata on-line Tifogrifo.com, Maurizio Vignaroli, giornalista e direttore di Perugia Free Press, Leonardo Varasano, giornalista, collaboratore de Il Giornale dell’Umbria e Consigliere Comunale. Tutti i cittadini e gli organi di stampa sono invitati a partecipare.


Per contatti: controventopg@libero.it – 346.8872982
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categorie: notizie, controvento, in cittĂ , altra informazione
mercoledì, 19 agosto 2009

FIGLI DELLA DECADENZA.

Non è più il tempo delle bambole e degli orsacchiotti, ora le giovani teenager, tendono a diventare belle e ricche.



Non bastava la ‘tv-spazzatura’ piena di immagini e inviti a diventare sexy, snelle e rifatte, ora un videogame insegna a diventare veline. L’idea ‘rivoluzionaria’, si fa per dire, è venuta in Francia con il sito www.ma-bimbo.com ed è poi stata esportata anche in Inghilterra con il sito www.missbimbo.com. Dopo essersi iscritti al sito, si ha diritto a dei fanta-dollari con i quali è possibile fare di tutto e di più. L’obiettivo del gioco è di diventare più carine, conquistare un fidanzato rigorosamente ricco e passare il tempo a comprare gioielli e vestitini. Non mancano certo gli interventi di chirurgia, il cosiddetto ‘ritocchino’, sempre più usato per essere all’ultima moda. Le teenager ne vanno pazze, si scambiano il contatto tramite sms e facebook e il risultato è che questi siti hanno più di 70.000 contatti mensili. La società ‘veliniana’ diventa quindi un mito da copiare e imitare per essere all’avanguardia in un sistema allo sbando dove i valori di una volta vengono messi da parte per essere fotocopie – brutte, sia chiaro! – l’uno dell’altro. E la famiglia? La famiglia, ormai semilatitante, preferisce delegare il tutto alla tv e a internet invece di formare ed educare i propri figli. Qualcuno, addirittura, dice che non c’è nulla di male, in fondo, è quello che ogni giorno siamo costretti ad ingurgitare davanti alle tv. Forse però si sono dimenticati che il maggior numero di teenager che segue questi giochi hanno un’età compresa tra i 9 e i 10 anni e che così facendo, saranno convinti che la bellezza sia l’unico modo per conquistare successo. Inutile dire che tutto questo sia sintomo di una società figlia della decadenza che ha perso completamente i valori tradizionali e che, ancora una volta, si è persa la possibilità di trasformare internet come virus in internet come antivirus…

Articolo di Fabio Polese, pubblicato su www.tifogrifo.com
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categorie: opinioni, internet, notizie
venerdì, 14 agosto 2009

La vita senza una Vetta è vagabondaggio.

«Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, la commozione di sentirsi buoni e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. Tutto questo perché siamo più vicini al cielo».  Emilio Comici

Non sento di scrivere altro se non postare l'articolo dell'amico Tommaso sull'esperienza avuta insieme nella Vetta Orientale del Corno Grande.



«Un albero che a braccia aperte si misura

nasce da un minuscolo arboscello,
una torre di nove piani
comincia con un cumulo di terra,
un viaggio di mille miglia
principia con un solo passo.»

Questa massima (1) tratteggia lo spirito che ha guidato tre uomini di Vetta, sempre più in alto, fino alla sommità del romano Fiscellus Mons (Monte Ombelico, per la posizione centrale nella penisola italica) o Gran Sasso d’Italia, il più elevato massiccio montuoso degli Appennini. Un’esperienza che cercherò di descrivere nella sua essenza trascendente, evitando un semplice resoconto dei fatti. Cominciamo l’avventura con quello che a prima vista può sembrare un fastidioso intoppo:  arrivati al piazzale dei Prati di Tivo (1.450mt) veniamo informati circa l’inagibilità della seggiovia che ci avrebbe fatto guadagnare un ora di viaggio portandoci direttamente a quota 2.015mt.  Per cui si procede a piedi dalla Piana del Laghetto offrendo sempre meno rilevanza alla dissestata costruzione metallica ed al suo mediocre utilizzo. L’apparente contrattempo avrà come ricompensa un impareggiabile visione: la bianca e mistica nebbia incontrata dopo il primo pendio ci mostra dislivelli erbosi solcati da decine di cavalli, nobili animali che aprono dinanzi a noi una immaginaria porta, rivelandosi quali guide verso il Tempio dedicato alla nuda roccia, oltre che corrispondenti con il simbolismo iniziatico della montagna. Compagno di viaggio di coloro che affrontano il pericolo dell’ignoto di altre dimensioni, il cavallo nell’antichità era il mezzo esoterico dei guerrieri che riuscendo a controllarne la forza uranica si realizzavano spiritualmente; fallire in questa impresa corrispondeva a cadere disarcionati durante il combattimento, lo stesso destino che attende chi dà del “tu” alla montagna. Proseguendo nel percorso e superata la stazione della seggiovia, alla pendenza costante, al manto verde ed al campo aperto si và man mano sostituendo un pratico sentiero sviluppato tra sedimenti rocciosi. Da qui lo sguardo può assistere al deprimente spettacolo della civiltà moderna e l’apporto mortifero pervenuto dalla “cultura” industriale: nessuna valutazione positiva può giungere da anti-estetici formicai cementificati ed inquiete arterie brulicanti macchine ed esistenze smaniose di “vivere”. Sotto i nostri umili occhi è ritratto il complesso vitale del materialismo arimanico dal quale ci stiamo distanziando. Entriamo così nella cattedrale elementare accolti da un sacro silenzio. La montagna immobile nella sua grandiosa imperturbabilità ed eterna presenza è l’esatta antitesi dello scenario sottostante, fugace ed inconsistente;  sintomatico il fatto che la tecnologia non riesca a funzionare tra queste mura oppure, nel confronto con la natura, perda l’indispensabilità che la contraddistingue “a valle” favorendo di conseguenza la volontà individuale e lo spirito di sopravvivenza cameratesco, forze formatrici sopite dal contro-iniziatico individualismo collettivista. Rinvigoriti dall’avvicinamento alla meta raggiungiamo infine il Rifugio Franchetti (2.433mt) nel quale pernotteremo. La notte avrà il merito di ripristinare le energie necessarie al giorno successivo. All’indomani, per le 10.30, siamo di fronte alla via d’accesso Orientale del Corno Grande. I componenti, esperto - intermedio - novizio [il sottoscritto], affrontano tutti e tre per la prima volta il sentiero ferrato Enrico Ricci ritenuto da molti, tra guide ed internauti, un percorso facile. Dal canto mio non avallo alcuna graduatoria poiché l’impegno deve essere massimo in ogni circostanza, da considerarsi sempre inesplicabile “l’immensa lingua cifrata dell’esistenza” (2), sia per entrare in sintonia con l’anima della montagna che non accetta facili confidenze sia per scongiurare i fatali episodi con spesso protagonisti i cosiddetti faciloni domenicali, con i quali è meglio non confondersi. Tornando a noi, il misto via ferrata/normale ci porta a monte dell'Anticima (2.700mt) dal quale avvistiamo, all’interno di una cornice nuvolosa estremamente evocativa, sul lato est il profilo del Paretone, ad ovest il ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d’Europa. Il Sole, fin ora nascosto, vincerà le nubi per aprirci il cammino in direzione della Vetta Orientale (2.903mt). La sensazione è quella di trovarsi al cospetto di potenti numi: la grigia foschia, il sibilo del vento ed il fragore del tuono, attestano ormai rotto il silenzio degli déi. Stiamo assistendo al Ragnarøkkr, la fase crepuscolare che segna lo scontro tra elementi del cosmo e creature inferiori del caos. Arrivati all’ardua cima, ci sediamo con solennità, esultanti di gloria in su la Vetta (3). Sostiamo per un periodo altrove scandito da indifferenziati secondi e minuti; trasportati in una dimensione Reale, il vuoto non rappresenta più l’autodistruttivo nichilismo piuttosto il massimamente pieno, la congiunzione della triplicità energetica tradizionalista macrocosmica (nel taoismo Yin, Yang, Yuan) e microcosmica (fisico, mentale, astrale), dove esistiamo al di là della relatività spazio-temporale. L’invisibile incontro tra cielo e terra ricorda quello che ebbe a scrivere il Matzke : “la natura è il grande regno delle cose [che non] chiedono reazioni sentimentali, che ci stanno dinnanzi mute come un mondo a sé, esternamente estraneo. […] Distacco completo da tutto quanto è solamente soggettivo, da ogni vanità e nullità personale.” (4) Le prime avvisaglie dell’imminente pioggia ci obbligano a lasciare la Vetta per tornare al rifugio. Il percorso che ci porterà indietro non presenta alcuna corda fissa e sarà reso impervio, oltre che da zaini e fatica accumulata, dalla roccia scivolosa. Sarà obbligatorio conservare la calma nei punti più pericolosi. Simili prove non si superano privandosi della consapevolezza circostante ed interiore: il “coraggio” romantico, per come viene concepito da certi ideali passionali, è frutto della irrazionalità naturalista. Il vero coraggio è virile ovvero un rito auto-sacrificante nel quale si presenzia nelle vesti di sacerdote ed offerta. Non si tratta d’essere incoscienti, cioè di lasciare il dominio del proprio Sé all’inconscio, funzionamento base della mente umana (5), ma di sovvertire la natura fallace e risvegliarsi sopra di essa superiormente coscienti soprattutto dei limiti umani, così da evitare una drammatizzazione del simbolismo titanico. Alle 14.00 siamo di nuovo al rifugio, dopo varie peripezie appesi a scoscese rupi, o “sciando” su veloci ghiaioni. La pioggia non ci ha dato tregua un minuto, quasi volesse benedire fin all’ultimo passo la nostra azione indotta dalle stesse forze elementari. Lasciamo il Gran Sasso ed il Sole torna a splendere illuminando versanti scalati e discesi. Il percorso diventa sempre più “irreale” mentre facciamo ritorno al mondo moderno …

Tommaso - Firenze.
Associazione Culturale Tyr Perugia, www.controventopg.splinder.com



NOTE:
1. Lao Tzu, Tao te Ching cap. LXIV
2. cit. Friedrich Nietzsche
3. Omero, Iliade libro VIII cap.65
4. Julius Evola, Cavalcare la Tigre, p.112
5. Marco Della Luna, Neuro Schiavi, p.75
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categorie: montagna, tradizione, controvento
mercoledì, 15 luglio 2009

INGIUSTIZIA – TERRENA – E’ FATTA.

Epilogo di una giustizia degna del paese dei balocchi.


Non mi aspettavo certo che, da un giorno all’altro, in questa Italia del nulla, poteva veramente cambiare qualcosa. Non sono certo stato colto da qualche malore quando ieri è stata pronunciata la sentenza all’agente scelto Luigi Spaccarotella accusato prima di omicidio volontario e poi derubricato in omicidio colposo. Ci sono e ci siamo abituati. Lo abbiamo visto anche pochi giorni fa con il processo a due agenti di Polizia per aver massacrato di botte Federico Aldrovandi a Ferrara.

E’ sempre la stessa storia, una storia triste, fatta di indegne discriminazioni a favore di chi, in teoria, dovrebbe tenere alla sicurezza dei cittadini italiani. Non sono bastate le testimonianze che inchiodavano lo Spaccarotella e il suo insano gesto omicida, la ‘democrazia’ ha voluto optare per l’omicidio colposo condannandolo a soli sei anni di reclusione, sei anni che, non verranno mai scontati.

Gli avvocati del poliziotto, Federico Bagattini e Francesco Molino, hanno chiamato al cellulare, subito dopo la sentenza, il loro assistito che ha risposto con un secco: “piango di gioia”. Quale gioia? In questo paese però non vi è disgusto per queste parole ma, al contrario, oggi, quasi tutte le testate giornalistiche, parlavano delle dichiarazioni del padre di Gabriele, Giorgio Sandri, che dichiarava di “vergognarsi per l’Italia” e che, con queste parole, avrebbe fomentato la tensione. Ovviamente non sono mancati trafiletti di condanna per gli ultras, parlando ancora di scontri e disordini per delle bagattelle accadute ieri sera a Roma. C’è un volere di incentrare il tutto in delle becere chiacchiere? Anche in questo, siamo abituati. Lo hanno fatto in quel maledetto 11 Novembre del 2007, perché non riproporlo?

Mi hanno sempre detto che errare è umano, ne sono convinto, si può sbagliare. Tutti possono sbagliare, ma, non permettere che ad uno sbaglio venga resa giustizia è un qualcosa di insania demenza. Questo sistema ha perso, per l’ennesima volta, la possibilità di ridare fiducia e di rendere un minimo di giustizia per una famiglia annientata dal dolore di aver perso un figlio in un modo così inaudito.

Alla famiglia Sandri e agli amici va tutta la mia solidarietà e la mia comprensione; al sistema giudiziario e non, va tutto il mio disgusto. Sicuro che, se nella vita terrena la giustizia è venuta a meno, arriverà quella divina. Una giustizia dalla quale nessuno può scappare o nascondersi.


Articolo di Fabio Polese, pubblicato su www.tifogrifo.com
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categorie: opinioni

Chi sono

Utente: fabiopolese
Nome: Fabio Polese
Sono nato in provincia di Perugia nel 1984. Collaboro con diverse testate on-line e non. Gestisco, con l’Associazione Culturale Tyr Perugia, il diario di rete www.controventopg.splinder.com. Sono appassionato d’Irlanda e di Montagna. Per contattarmi, e-mail: fabiopolese84@libero.it - Telefono: 346.8872982

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